Dell’Islanda si parla quasi sempre per i paesaggi. Ma quello che resta impresso a chi viaggia con noi, molto spesso, è un’altra cosa: il modo in cui gli islandesi vivono questa terra. Qui ci sono alcune chiavi per capirlo prima di arrivare.
Il popolo nascosto
Sì, è vero: in Islanda esistono casi documentati di strade deviate o cantieri spostati per non disturbare le rocce in cui vivrebbe lo huldufólk, il “popolo nascosto”.
Sarebbe un errore liquidarla come superstizione. Se chiedi a un islandese se crede negli elfi, nove volte su dieci sorriderà e ti dirà qualcosa come: “Non ci credo, ma non dico che non esistono.” È un’espressione di qualcosa di più profondo — il rispetto per una natura che qui è molto più forte dell’uomo, in un’isola dove i vulcani decidono ancora il destino dei villaggi.
Le saghe: la memoria di un’isola
Tra il XII e il XIV secolo gli islandesi hanno messo per iscritto le saghe: racconti di famiglie, faide, viaggi e vendette ambientati nei secoli precedenti. Non sono miti: sono prose asciutte, quasi giornalistiche, ambientate in luoghi che esistono ancora oggi con lo stesso nome.
È per questo che in Islanda la geografia è letteratura. Attraversi una valle e la tua guida ti racconta chi, secondo la saga, fu ucciso proprio lì mille anni fa.
Il risultato è un paese con uno dei tassi di lettura e pubblicazione più alti al mondo, e con una tradizione natalizia bellissima: lo Jólabókaflóð, “l’alluvione di libri di Natale”, in cui ci si regalano libri la vigilia e si passa la sera a leggere.

La piscina è la piazza
Dimentica la spa di lusso: il vero rito sociale islandese è la sundlaug, la piscina geotermale comunale. Ogni paese ne ha una, aperta tutto l’anno, riscaldata dall’energia della terra, con le vasche calde (heitur pottur) in cui ci si siede a chiacchierare.
Lì si discute di politica, di calcio e di meteo, con la neve che cade sulla testa e l’acqua a 38 gradi. Costa pochi euro. Se vuoi capire l’Islanda in un’ora, è lì che devi andare — non in un hotel.
Regola fondamentale, già citata ma la ripetiamo: doccia nudi e accurata prima di entrare in acqua. Nelle piscine islandesi si usa pochissimo cloro proprio perché l’igiene è affidata alle persone.
I nomi, il patronimico e l’elenco telefonico
Gli islandesi in genere non hanno un cognome. Jón Einarsson è “Jón figlio di Einar”; sua sorella sarà Anna Einarsdóttir, “figlia di Einar”. Per questo l’elenco telefonico è ordinato per nome di battesimo, e per questo tutti — anche il Presidente — si chiamano per nome.
C’è persino un comitato ufficiale che approva i nuovi nomi propri, per garantire che siano compatibili con la grammatica islandese.
Una lingua quasi intatta
L’islandese moderno è così vicino al norreno che un islandese di oggi può leggere i manoscritti del XIII secolo con relativa facilità. Invece di importare parole straniere, la lingua ne conia di nuove: il computer è tölva, dall’unione di “numero” e “profetessa” — la “profetessa dei numeri”.
Portarsi a casa qualcosa di più di una foto
Tutto questo è il motivo per cui, nei nostri tour, non ci limitiamo a elencare altezze di cascate. Nel tour di Reykjavík a piedi raccontiamo la città attraverso le sue storie: la crisi del 2008, il porto, i murales, la Hallgrímskirkja, i nomi delle strade.
Il nostro obiettivo è che tu torni a casa non solo con delle foto, ma con la sensazione di aver capito un posto. Se vuoi sapere chi siamo e perché viviamo qui, trovi la nostra storia in Chi Siamo.


